Il cioccolato è entrato a far parte delle nostre abitudini alimentari nel XVI secolo e veniva coltivato, all’inizio, in America centrale dai Maya. Il 7 luglio è la giornata mondiale del cioccolato, in ricordo del giorno in cui venne inventata la tavoletta di cioccolato nel 1847. È uno degli elementi più consumati dagli italiani, amato sia dai grandi che dai più piccoli, mangiato a colazione, come spuntino o snack e, soprattutto, è fondamentale in alcuni dessert tipici di alcune festività. Si stima che ogni anno ogni abitante ne consumi 4 kg, prediligendo il formato tavoletta.

Ma perché è così amato? Sicuramente, il suo gusto è uno dei motivi principali per cui non se ne può fare a meno, ma esistono anche dei motivi piscologici.

Il cioccolato contiene delle sostanze che incidono sul nostro umore. Si dice, infatti, che abbia un impatto antidepressivo e che procuri un senso di benessere generale. Questo alimento agisce su neurotrasmettitori (sostanze che contribuiscono alla trasmissione di informazioni tra un neurone e l’altro) che regolano l’umore, l’appetito e influiscono su un sentimento di ricompensa.

Uno di questi è la DOPAMINA, chiamata “molecola del piacere”. È coinvolta in meccanismi di assuefazione e dipendenza, ma anche in alcune funzioni strategiche di attenzione e controllo dei movimenti. I sistemi dopaminergici, quando si attivano, rinforzano positivamente l’esposizione a uno stimolo, che viene ricordato in un lungo periodo. Questo effetto può essere riscontrato nei meccanismi di dipendenza che coinvolgono il cibo e le sostanze stupefacenti. Nel caso del cioccolato, quando lo si mangia si innesca un sistema di ricompensa che rende difficile smettere di abbuffarsi. Si può dire che con la dopamina, si diventa dipendenti dal mangiare cibo appetibile.

La SEROTOTINA, invece, si occupa del benessere generale, regola il sonno, l’appetito, gli impulsi e il controllo dell’umore. L’ipotesi comune è che l’individui che hanno una carenza di questa sostanza, come chi soffre di depressione, attuino un meccanismo di “auto-medicazione”, mangiando cioccolato per aumentare il suo livello.

Il consumo di cioccolato dipende anche dallo stato emotivo. È possibile che soggetti più stressati facciano più uso di cibo spazzatura e meno di cibo sano, rispetto a coloro che hanno uno stato d’animo positivo. Questo modo di mangiare non conduce a nessun beneficio duraturo sullo stato psicologico dell’umore. Bisogna quindi distinguere tra la “voglia di cioccolato” e il “mangiare emotivo”. Il primo è connesso al desiderio di ricompensa dato dalla dopamina, il secondo al bisogno di trovare sollievo dagli stati d’animo negativo attivando sistemi oppioidi nel nostro organismo.

Esistono tanti gusti di cioccolato, ognuno con specifiche alimentari differenti. È interessante sapere che, con il passare dei secoli, l’interesse verso questo alimento è aumentato sempre di più, tanto da essere incluso in tantissime ricette. Non ne si può fare a meno, e si è anche capito perché, ma bisogna stare attenti a non abusarne.

FONTE: Parker, G., Parker, I., & Brotchie, H. (2006). Mood state effects of chocolate. Journal of affective disorders92(2-3), 149-159.