“Effetto Riflettore”

Ciò che molte persone pensano, ingiustamente, è che gli occhi degli altri le osservano sempre. Tutti sono sempre attenti ai loro comportamenti in pubblico o a “seguire il gregge”, come si suol dire, per non essere giudicati negativamente. Effettivamente è molto più semplice fare quello che fanno gli altri, senza riflettere se sia una cosa giusta o sbagliata, per avere la certezza di essere accettati socialmente.
Sicuramente è capitato a tutti, soprattutto durante l’adolescenza, quando ancora molti si sentono insicuri e pensano a come piacere agli altri; ma sono situazioni che possono ripetersi anche da adulti, quando, ad esempio, ci si sente a disagio o quando si sa di essere valutatati. Le persone trascorrono molto tempo a seguire le mode e a cercare di essere apprezzati, mettendo anche da parte la loro vera personalità.
Nel 2000 Tom Gilovich e colleghi, pubblicarono un articolo sul Juornal of Personality and Social Psychology, in cui, in una prima fase, riunivano un gruppo di studenti in una stessa stanza. Il professore condusse prima un indagine per trovare il personaggio più imbarazzante per gli universitari (Barry Manilow) e fece stampare la sua immagine su una maglietta, che poi veniva casualmente fatta indossare a uno degli studenti, fatto uscire dalla stanza con la scusa di dover partecipare a un esperimento. Gli veniva poi chiesto di fare una stima delle persone che si sarebbe ricordare della sua maglietta. Secondo il soggetto, quasi il 50% di loro avrebbe ricordato la T-SHIRT ma, una volta fatto riaccomodare nella stanza, si scoprì un risultato notevolmente diverso. Solo il 25% ricordava la maglia, ossia la metà della stima iniziale. Il ragazzo aveva sovrastimato la misura in cui gli altri avrebbero ricordato la maglietta, per lui fonte di disagio, perché credeva prestassero più attenzione.
Questo fenomeno si chiama “effetto riflettore” (spotlight effect) e, per Gilovich, è collegato al realismo ingenuo (naive realism), cioè alla credenza che la propria percezione sia la più veritiera e che quindi debba essere percepita dalla maggior parte dei presenti. Vuol dire che è difficile distinguere ciò che è importante per noi, da ciò che conta per gli altri. Un altro effetto rilevante è il considerare, in maniera sproporzionata, se stessi come un bersagli di eventi. I due fenomeni indicano che la rappresentazione che si ha di noi stessi non è uguale a quella che gli altri hanno noi.
Molto spesso ci si preoccupa per niente perché, quando in realtà si ha paura che gli altri abbiano una brutta impressione di noi, siamo solo terrorizzati dal pensiero che ciò che pensiamo di noi stessi in quel momento, si rifletta tramite coloro che ci sono attorno.
L’ansia in questi casi è immotivata. Gli occhi degli altri non ricorderanno mai un particolare o una situazione per noi imbarazzante e, quindi, non c’è bisogno di stare sempre sull’attenti, la scienza è dalla nostra parte.

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