IL LATO PSICOLOGICO DELLA SERIE TV PIU’ VISTA DI SEMPRE

Ormai ne stanno parlando tutti. SQUID GAME è la serie TV sudcoreana Netflix più vista sulla piattaforma, con ben 111 milioni di visualizzazioni in meno di un mese.

Il titolo fa riferimento a un gioco popolare tra i bambini coreani e, tutta la serie, si basa su giochi d’infanzia da affrontare per poter sopravvivere. In certi versi, si può notare una somiglianza con la trilogia di HUNGER GAMES, ossia un gruppo di ricchi signori provenienti dall’alta società che organizza giochi sfruttando chi sta sotto di loro per puro divertimento.

LA TRAMA

Uno dei protagonisti è Seong Gi-hun, uomo sudcoreano di 47 anni, senza un lavoro e pieno di debiti, con una figlia che delude costantemente e una madre malata che non sa come curare. Viene avvicinato da un uomo che gli offre del denaro e gli porge un bigliettino con un numero telefonico da chiamare (da questo momento iniziano ad apparire dei segni geometrici che poi caratterizzeranno tutta la serie). Il protagonista decide di chiamare il numero, senza sapere cosa lo attende. Ore dopo si risveglierà in un dormitorio con altre persone, tutti con la stessa divisa con un numero di riconoscimento e accomunati dall’aver debiti da pagare. In quell’istante viene fatta luce sulla natura del gioco: chi sarà in grado di superare le successive 5 sfide, basate su giochi d’infanzia, porterà a casa un montepremi. La particolarità del gioco sta nel fatto che chi perde paga con la vita e ogni morte fa aumentare di una certa somma di denaro il montepremi. In poche parole, chi sopravvive a tutti diventa ricco.

LA PSICOLOGIA DELLA SERIE

Il successo mondiale della serie è dovuto anche alla sua componente psicologica ed etica, in grado di far tenere gli occhi incollati allo schermo nonostante la crudeltà delle immagini.

La prima cosa che salta agli occhi è l’uso delle forme geometriche, le prime con cui i bambini familiarizzano da piccoli, che nella serie rispecchiano una certa gerarchia in chi si occupa della gestione dei giochi. L’angoscia che si prova guardando le puntate nasce anche dal notare che l’identità viene annullata, sia nei partecipanti, che diventato numeri, sia nei soldati che portano delle maschere.

Nella serie si è costantemente in bilico tra umanità e disumanità. Gli esseri umani diventano strumenti di divertimento ma, allo stesso tempo, all’interno del gioco tutti sono uguali e devono mostrare le loro abilità per vincere: creatività, inganno, fortuna. Accanto alle morti cruente, si generano forti emozioni nello spettatore che assiste al crearsi di nuove amicizie e legami, che lo coinvolgeranno fino all’ultimo.

Sono proprio queste emozioni a rendere la serie così unica, in particolare in questo k-drama si combinano sempre forti emozioni positive a quelle negative. Lo si nota anche nel fatto che giochi per bambini, innocenti per natura e volti al divertimento, nella serie diventano un teatro grottesco di sangue e lotta alla sopravvivenza, in cui i valori che si hanno da bambini, come l’amicizia, vengono dimenticati per ottenere il denaro. Non a caso, i soldi e la voglia di vivere sono in grado di prevalere su tutto, anche nella vita reale, contrapponendo la bontà dell’uomo ai suoi istinti animali.

Il vero scopo della serie, però, e mettere in luce le disuguaglianze all’interno della società sudcoreana, dove in molti vivono in pessime condizioni e sono sommersi dai debiti. Così il regista ha deciso di mostrare “l’altro lato della medaglia”, rappresentando una disperazione che c’è, ma il più delle volte non si vede. I giocatori scelgono liberamente di partecipare ai giochi e, anche quando si accorgono che il prezzo da pagare per la sconfitta è la vita, decidono lo stesso di proseguire, poiché non rimane loro più niente per cui vivere al di fuori delle sfide. Si può dire che la serie è reale nella sua assurdità, rappresentando una società raccapricciante in modo sorprendente.